Giordano Editore
Sulla rotta del Sole

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copertina

Ass. di Studi Tradizionali SENATUS
Politica Romana 8/2008-2009 Dies Natalis MMDCCLXII
VARIA
- , Contributo
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. POLITICA ROMANA numero 8.
Rivista, Ass. di Studi Tradizionali SENATUS

Sommario

-Missione compiuta la rivoluzione culturale della destra tradizionalista (Pol. Rom.). -Bibliografia generale di orientamento tradizionale -Piero Fenili: “All’origine del ‘Caso Dioscuri’- Ricordo di uno Sciamano della Maremma toscana”-Breve profilo di Francesco Mazzi -Una lettera di Francesco Mazzi a Piero Fenili -Piergiorgio Zotti:” La poesia degli spazi vuoti” -Piero Fenili: “Il mistero pluridimensionale della Roma ipogea” -Dana Lloyd Thomas :”Mondo occulto, mondo di luce” -Elysius: ”Introduzione a La Leggenda di Roma” -Giustiniano Lebano: “La Leggenda di Roma” -Guido Balsamo e Guido Mazza:”Sophia” -Giuseppe F.Maddalena Capiferro:”Roma umbertina”. La terza Roma o del ritorno dell’eterno femminino

DISCUSSIONI

-Piero Fenili:”Il numero Otto gli piacerà di più-Risposta a Sandro Consolato” -Piero Fenili:”Risposta a Renato Del Ponte” -Piero Fenili: “Risposta a Gennaro D’Uva”

BIBLIOTECA

-Marco Baistrocchi, Note biografiche -Marco Baistrocchi: “Riti e Tradizioni di Roma antica” -Marco Baistrocchi:”Arcana Urbis” -Deborah Donato:”Ipercorsi di Wittgenstein”( P.F.) -Manuela Maddamma: “Anime estreme”( P.F.)

CINETECA

-“L’Uomo della Mancha”( P.F.) -“L’onda” ( Die Welle)( P.F.)

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Rivista, Ass. di Studi Tradizionali SENATUS

MISSIONE COMPIUTA

Esattamente quindici anni fa l’Associazione di Studi Tradizionali “Senatus” decideva di dotarsi, per manifestare all’esterno le proprie idee, anche di quaderni non periodici, finalizzati unicamente a meglio illustrare culturalmente la linea seguita.

“Politica Romana” si propose, fin da principio,di porre rimendio al grave disagio rappresentato dalla interpretazione della Tradizione Romana fornita da due eminenti pensatori, René Guénon e Julius Evola ai quali, per la profondità ed estensione della loro dottrina, veniva riconosciuta giustamente l’autorità di Maestri.

Il peso della loro autorità, tuttavia, si traduceva in un ulteriore difficile ostacolo da sormontare da parte di chi, come avveniva per Senatus,intendesse sottrarsi all’alternativa “guelfismo-ghibellinismo” nei quali la Romanità rischiava di venire rinserrata.

Il guelfismo di René Guénon traspariva chiaramente dalle limpide formulazioni del grande metafisico francese, che individuava nell’Autorità spirituale del Papato l’elemento di continuità nel tempo della Tradizione romana e la provvidenzialità della medesima fino ai nostri giorni.

Il ghibellinismo di Julius Evola, invece, che lo condusse ad arrischiate scelte politiche, si traduceva, dal punto di vista storico, in una ripresa dell’idea di un Sacro Romano Impero di Nazione tedesca, reinterperata, non alla stregua della dottrina cattolica, come farà Attilio Mordini con maggiore sensibilità storica, bensì secondo alcuni parametri , presenti alla radice della cultura pangermanista, la quale poneva grande enfasi nel riconoscimento di un primato razziale incarnato dalle stirpi nordiche, sia pure con le diverse modulazioni cui si prestava questa idea, senza peraltro inficiarne la pretesa di principio meta- politico e politico.

Questa idea si integrava con quella di una Tradizione proveniente da Nord , che veniva in tal modo a sostituire l’altra concezione,ben altrimenti fondata, di un radicarsi della Tradizione romana in ambito mediterraneo.

Entrambe queste concezioni, la guelfa e la ghibellina, lasciavano profondamente insoddisfatta l’associazione”Senatus”, protesa alla ricerca di una romanità davvero” romana” ,che affrancasse tale idea di Roma dalle ipoteche accese su di essa, in un’ottica prevalentemente medievistica, dalle mire temporalistiche del Papato e dalle pretese , anche territoriali, di presunti eredi nordici di essa.

Nella ricerca di questa impronta originaria della Romanità e nel rifiuto di darla in ostaggio a qualsiasi realtà ad essa estranea, “Senatus” si riconosceva nelle ricerche sulla barbarie magistralmente condotte da Yves Albert Dauge e ne traeva le debite conseguenze, ponendole a fondamento di una precisa “cultura dell’anima” quale prerequisito da realizzare in chi intendesse avvicinarsi a Roma parlando un linguaggio romano.

Parallelamente e in conformità non alla”scelta” mediterranea, perché le tradizioni si impongono da sole e non si scelgono, bensì al riconoscimento delle radici mediterranee della Romanità,una particolare attenzione veniva posta da “Politica Romana”alle acquisizioni della Scuola napoletana, così denominata con riferimento ad una corrente di illuminati studiosi fioriti nel l’ambito culturale della capitale del Regno del Sud.

Di questa corrente culturale, non facile da penetrare per il suo ricorso costante a forme inusuali di simbolismo e di linguaggio, si sono potuti offrire finora soltanto degli assaggi, ogni ulteriore approfondimento essendo riservato all’opera di specialisti. Un impegno che si profila ineludibile per chi vuole attingere la “terza dimensione” della romanità, quella che ne fonda e sostiene la aeternitas.

Un ulteriore debito di”Politica Romana”, last but not least, si è configurato nei confronti della” riscoperta” del grande Arturo Reghini, vero ed indiscusso esponente, insieme al suo Maestro Amedeo Armentano, della Tradizione italica e pitagorica.

Tale riscoperta venne avviata da un gruppo di entusiastici ricercatori sulle due sponde dello Stretto di Messina ed ha condotto al reinserimento di questa corrente iniziatica nella dimensione sapienziale e tradizionale della Romanità.

In questo quadro complessivo devono inoltre essere collocati come imprescindibili la personalità e gli scritti di Marco Baistrocchi, co-fondatore di “Politica Romana” ed infaticabile ed acuto indagatore della realtà religiosa dell’antica Roma in opere che, grazie anche al prezioso contributo di Renato del Ponte ed all’impegno del responsabile delle Edizioni del Graal e di altri valenti collaboratori stanno vivendo una meritata e rinnovata diffusione.

Se si guarda all’opera di chiarificazione, svolta fin dall’inizio da “Politica Romana”, dell’essenza del tradizionalismo romano, ancora pesantemente ipotecato dalla duplice ed inaccettabile antitesi”guelfismo-ghibellinismo”,occorre, senza falsa modestia, parlare di una missione compiuta.

Un risultato al quale, anche se”Politica Romana” dovesse, come è probabile, concludere con il numero Otto il suo ciclo, dovranno rassegnarsi tutti coloro che, fin dall’apparire del suo secondo numero, ne vaticinavano ma in realtà ne auspicavano l’estinzione, manifestando con ciò chiaramente quale scarso valore essi attribuissero alla libertà delle Idee, delle quali soltanto i sistemi di pensiero dogmatici,rigidi, chiusi e pertanto intimamente fragili, possono e devono aver timore.

 

 

 

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